mercoledì 25 luglio 2012

SCUOLE EFFICIENTI, L'ESEMPIO SVEDESE





Con l'ultimo finanziamento effettuato dal governo svedese, pari a 500 milioni di euro raggiunto con un anno di anticipo l'obiettivo preposto da tutti i paesi dell'unione europea di destinare entro il 2010 il 3% del pil in sviluppo e ricerca; ecco l'esempio della scuola media "Norra Real" di Stoccolma


di ENZO DELLA CROCE - 25 Luglio 2012




L'ultimo studio effettuato dall'Ocse (organismo per la cooperazione e lo sviluppo economico), gli studenti svedesi risultano essere ai primi posti in quasi tutte le graduatorie in merito di preparazione e formazione.


La ragione sta, nel semplice fatto che la Svezia ha investito meglio e più degli altri paesi europei in ricerca e sviluppo.


Questo piano d'investimenti unisce tutte le forze politiche svedesi; difatti, l'attuale governo di centrodestra ha proseguito con continuità questi investimenti effettuati dal precedente governo di centrosinistra anzi, ha incrementato con ulteriori 500 milioni di euro, i fondi per il diritto allo studio.


Leggendo vari documenti e visionando filmati rintracciabili su internet, ho deciso di raccontare il lodevole esempio presentato dalla scuola media di Rinkeby, uno dei quartieri periferici più poveri della capitale svedese Stoccolma: i residenti del quartiere sono, a maggioranza, immigrati stranieri.


Gli svedesi hanno deciso che quella scuola media pubblica dovesse diventare quella più bella di Stoccolma; un segno tangibile contro il degrado urbano di questi poveri quartieri.


In un'intervista rilasciata a Riccardo Iacona, giornalista e conduttore della nota trasmissione televisiva "PresaDiretta", in onda su Rai3, uno dei più facoltosi e preparati presidi dell'intero paese, Borjie Ehrstrand, incaricato al governo di questa scuola, ha esposto le ambiziose intenzioni della scuola:
"Abbiamo assunto insegnanti preparati e motivati al fine di seguire il percorso formativo ed educativo di ragazzi disagiati come quelli di questo povero quartiere; essi, in cambio, ricevono un sostanzioso compenso, pari a 2100 euro, che può variare in maniera crescente fino a 3500; i nostri studenti - prosegue il preside - arrivano da ogni parte del mondo e devono imparare lo svedese e l'inglese il più rapidamente possibile, ed il metodo migliore per far si che ciò accada è leggere libri; perlustrando le aule c'è tutto il mondo: ragazzi afgani, cinesi, pakistani, indiani, kazaki, macedoni, somali, etiopi che studiano serenamente assieme ai nostri studenti; il 70% degli studenti viene promosso ed accede direttamente alle scuole superiori; il restante 30%segue corsi preparatori e poi passa al liceo assieme agli altri perchè, vede, noi non molliamo mai; c'è un problema in una classe e non basta un professore? Ne nominiamo subito un altro e, se necessario, anche un terzo docente"


La scuola sorge in un bellissimo palazzo ottocentesco,dentro un istituto al passo coi tempi:  è dotata di due bibilioteche, fornite da numerosi postazioni con computer da tavolo e stampanti, mentre l'ultimo piano è tutto occupato da laboratori scientifici; tutti gli studenti dispongono di un armadietto personale che viene assegnato loro dal primo anno; ogni aula è allestita con un computer da tavolo in dotazione, un televisore completo di lettore dvd, un video proiettore ed una lavagna elettrica; fornisce gratuitamente la connessione wireless ed un centinaio di computer portatili che, a turno, gli studenti possono richiede in comodato d'uso per un certo arco di tempo; ogni insegnante dispone di una propria postazione completa di computer, stampante e connessione internet; per arrivare agli spazi comuni come i salotti ed i salottini assegnati ai docenti per ricevere studenti e genitori, la sala mensa, l'aula magna d'epoca tirata a lucido con 800 posti a sedere, la sala musica con 200 posti a sedere.


Qual'è il traguardo raggiunto dai governi svedesi che si sono succeduti negli anni?:



  1. Essere uno dei paesi che, grazie al rispettivo sistema economico, più competitivi al mondo;
  2. è il paese che attrae il maggior numero di investitori stranieri nel mondo;
  3. è il paese leader nell'innovazione e ella ricerca;
  4. l'85% della popolazione ha una cultura medio-alta e parla un inglese perfetto.
Un modello da imitare per tutti i paesi che indietreggiano in quanto alla formazione dei propri futuri cittadini.





martedì 24 luglio 2012

Rilancio dell’edilizia, il Governo potenzia lo Sportello unico


I progettisti non dovranno più presentare documenti già in possesso delle P.A. Più veloce il rilascio del permesso di costruire


di ENZO DELLA CROCE - 24 Luglio 2012


Ampliamento delle competenze dello sportello unico dell’edilizia, acquisizione d’ufficio dei documenti già in possesso della Pubblica Amministrazione, accelerazione del silenzio-assenso per il rilascio del permesso di costruire.
 
Sono queste le proposte di semplificazione per il settore delle costruzioni, contenute in emendamento al ddl di conversione del Decreto Sviluppo  approvato dalle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera.
 
Ecco, in dettaglio, le novità:
 
Allo Sportello Unico dell’Edilizia verranno affidate maggiori competenze decisorie, al fine di accelerare le procedure amministrative e ridurre gli oneri per i privati.



L’obiettivo è quello di ampliare la gamma di procedure, adempimenti e autorizzazioni gestita dal SUE, oltre quelle normalmente gestite (permesso di costruire, denuncia di inizio attività, autorizzazioni ambientali, certificati di conformità edilizia, di agibilità e di prevenzione incendi, autorizzazioni sanitarie).
 
L’emendamento introduce, inoltre, il principio generale dell’acquisizione d’ufficio dei documenti già in possesso della pubblica amministrazione, sollevando il professionista dall’obbligo di produrre e allegare alle istanze documenti già nella disponibilità della pubblica amministrazione.

Viene modificata la procedura di rilascio del permesso di costruire: l’amministrazione ha 60 giorni di tempo per esprimersi, scaduto questo termine, se non sono state rilasciate tutte le autorizzazioni, il responsabile dello Sportello Unico indice una conferenza di servizi; le P.A. che si sono già espresse positivamente possono non parteciparvi ma semplicemente trasmettere i documenti richiesti per il titolo da rilasciare.

 
I COMMENTI


“Le misure per il rilancio e la semplificazione in edilizia sono, nella loro articolazioni, fondamentali per affrontare la crisi del settore delle costruzioni. Una situazione, quella dell’edilizia, che è ormai troppo grave e confermata, se mai ce ne fosse stato bisogno, anche da recenti analisi e ricerche secondo le quali quasi un quinto di tutti i fallimenti che si sono verificati nel primo semestre 2012 riguarda proprio il settore delle costruzioni che, con 1.345 casi, si conferma quello in maggiore difficoltà”. Così il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
 
“L’emendamento - ha detto Andrea Lullicapogruppo Pd in Commissione Attività Produttive - assicura il rispetto dell’ambiente introducendo una serie di cautele nella realizzazione dei lavori, in particolare per il rispetto dei vincoli paesaggistici e culturali. Ma l’aspetto ancora più importante è l’accelerazione e la semplificazione delle procedure che vengono messe in capo ad un unico sportello”.

“L’edilizia è da sempre uno dei comparti produttivi più importanti per la crescita del Pil. Gli interventi in questo settore, come le misure che riducono la burocrazia, sono fondamentali”. Così Stefano Saglia, capogruppo Pdl in Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati, commenta l’approvazione del pacchetto sulle semplificazioni edilizie. “Gli emendamenti relativi al settore edilizia - spiega Saglia - hanno introdotto un rafforzamento dello sportello unico per l’edilizia, la semplificazione del permesso di costruire e l’acquisizione d’ufficio della documentazione già in possesso della P.A.. Come dimostrano i dati Istat - conclude il deputato - a soffrire particolarmente in questa crisi congiunturale è l’intero comparto dell’edilizia. Una situazione denunciata da tempo. Il nostro Paese non ha mai ripreso a crescere senza un intervento importante in questo settore”.

Via libera della Camera alla legge sugli stadi


I privati potranno comprare dai Comuni gli impianti sportivi per farne complessi multifunzionali


di ENZO DELLA CROCE - 24 Luglio 2012


È stato approvato dalla Commissione Cultura della Camera il disegno di Legge per la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi, dopo un’interruzione dell’iter durata circa un anno e mezzo.

Si tratta del provvedimento finalizzato a favorire e incentivare la realizzazione di nuovi impianti sportivi e laristrutturazione di quelli esistenti, secondo criteri di sicurezza, fruibilità e redditività dell’intervento e della gestione economico-finanziaria, e attraverso la semplificazione e l’accelerazione delle procedure amministrative.
 
Per realizzare nuovi impianti sportivi o nuovi complessi multifunzionali, il ddl prevede che il soggetto proponente o il Comune individui le aree e presenti uno studio di fattibilità. Il Comune esamina lo studio di fattibilità entro 90 giorni dalla presentazione e, in caso di valutazione favorevole, invita il proponente a presentare il progetto definitivo. Segue la Conferenza di Servizi per approvare le varianti urbanistiche e commerciali e per disporre gli eventiali espropri, i cui oneri sono a carico del proponente.
 
I pareri e gli altri atti di assenso delle Autorità competenti alla tutela dei vincoli archeologici, architettonici, idrogeologici, paesaggistici e storico-artistici sono acquisiti nella Conferenza di servizi. Resta ferma la disciplina in materia di valutazione di impatto ambientale e di aree naturali protette. Eventuali varianti urbanistiche sono approvate dal Consiglio comunale nei successivi 30 giorniIl provvedimento conclusivo della Conferenza di servizi è titolo valido per la realizzazione dell'intervento ai sensi dell’articolo 15 del Dpr 380/2001.
 
Nel caso in cui l’area su cui è programmata la realizzazione del nuovo impianto sportivo sia di proprietà del Comune, una volta attribuita l’idonea destinazione urbanistica, il Comune può vendere al proponente la proprietà dell’area o il diritto di superficie, tramite assegnazione diretta, tenendo conto dei principi di concorrenza in materia di appalti.
 
Il progetto per gli impianti sportivi, eventualmente inseriti in complessi multifunzionali, deve garantire l’equilibrio economico e finanziario della gestione; garantire le migliori condizioni di visibilità per gli spettatori; prevedere locali da adibire a palestra, servizi commerciali, attività sociali per la cittadinanza, anche in convenzione con scuole e associazioni sportive; garantire la massima sicurezza degli impianti sportivi e la fruibilità degli spazi per le persone disabili; prevedere la realizzazione di impianti sportivi scolastici nel Comune dove sorge il nuovo impianto, nel limite di costo del 2% di quello di costruzione.
 
Il complesso multifunzionale può prevedere spazi per attività residenziali, direzionali, turistico-ricettive e commerciali. In questo caso il proponente deve: diversificare le attività all'interno della struttura; prevedere box o palchi per seguire le manifestazioni sportive da una posizione privilegiata; prevedere un sistema di telecamere a circuito chiuso e una centrale operativa; predisporre la struttura per l’uso di tecnologie innovative di produzione di energie alternative e di risparmio di energia, quali sonde geotermiche, illuminazione led, con particolare riguardo ai sistemi fotovoltaici idonei a generare energia elettrica, a favore del territorio su cui è ubicato l'impianto.
 
Per quanto riguarda gli impianti sportivi esistenti, il ddl mira a favorirne la ristrutturazione e la trasformazione in complessi multifunzionali. Il Comune, acquisita una perizia di stima dell’Agenzia del Territorio, può cedere a titolo oneroso con affidamento diretto i diritti reali di proprietà o di superficie per almeno 50 anni alle società sportive che ne abbiano l’uso prevalente.
L'acquirente deve sostenere gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e garantire, mediante convenzione, per almeno 10 anni, l’uso delle strutture per attività sportive, commerciali e ricettive connesse, ricreative e di spettacolo, e per le funzioni sociali e pubbliche cui gli impianti sportivi sono destinati.
 
Al fine di garantire l’equilibrio economico-finanziario della gestione dell'impianto sportivo o del complesso multifunzionale e la loro redditività, il Comune può prevedere la possibilità di un ampliamento edificatorio delle cubature che già insistono sull'area interessata.

Le disposizioni del disegno di legge si applicheranno anche ai progetti di costruzione o ristrutturazione degli impianti sportivi in corso di esecuzione alla data della sua entrata in vigore.

Per la rendita catastale fondamentali tessuto urbano e servizi


Cassazione: necessario indicare le caratteristiche dell’immobile, non solo la zona in cui si trova


di ENZO DELLA CROCE - 24 Luglio 2012


Per l’attribuzione o la modifica della rendita catastale bisogna fare riferimento al tessuto urbano in cui è situato l’immobile, ai servizi disponibili e allo stato di conservazione dell’edificio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 9113/2012, con cui è stato chiarito che non è sufficiente indicare in modo generico la zona in cui l’immobile si trova, ma bisogna indicarne anche le caratteristiche.

La Cassazione ha esaminato il caso di un immobile al quale era stata attribuita una rendita dalla Commissione regionale solo sulla base della sua ubicazione centrale. La Commissione non aveva preso in considerazioni altri elementi, che secondo la Cassazione sono invece importanti per tracciare un quadro complessivo della situazione del fabbricato.
 
Dal momento che era stato anche accertato lo stato di degrado del fabbricato, il suo saggio di fruttuosità era stato abbassato dal 2% all’1,5%. Una scelta che la Cassazione ha giudicato illogica ricordando che non è ammesso nessun potere discrezionale sull’individuazione del tasso di interesse da applicare al capitale fondiario, ma ci si deve rifare ai moltiplicatori previsti dalle normative in vigore.
 
Ricordiamo che ormai da tempo è in fase di definizione la riforma del Catasto, che consentirà di determinare le rendite in modo più semplice e oggettivo, allineandosi ai valori di mercato.
 
Nel nuovo sistema, il valore patrimoniale medio per le unità immobiliari a destinazione catastale ordinaria sarà basato sul metro quadro e funzioni statiche per esprimere la relazione tra il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristiche edilizie dei beni per ciascuna destinazione catastale e per ciascun ambito territoriale.

Le rinnovabili coprono il 24% dei consumi, i dati del Gse


Energia solare in forte ascesa dal 2008 sia come potenza efficiente lorda che in termini di produzione



di ENZO DELLA CROCE - 24 Luglio 2012



In Italia, nel 2011 la produzione elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto il 24% del consumo interno lordo nazionale. Lo ha comunicato il Gse, Gestore dei servizi energetici, sulla base dei risultati delle rilevazioni effettuate con Terna.

I dati diffusi dal Gse mostrano un aumento progressivo del ricorso alle fonti di energia rinnovabile. Si è infatti passati dal 16% del 2008, pari a 353.560 GWh, al 24% - cioè 346.368 GWh nel 2011, passando attraverso il 21% (333.296 GWh) nel 2009 e il 22% (342.933 GWh) nel 2010.
 
Nella classifica della potenza efficiente lorda, il 2011 ha visto in prima posizione l’energia idraulica con 18.092 Mw, il solare con 12.773 Mw, l’eolico con 6.936 Mw, le bioenergie con 2.825 Mw e la geotermia con 772 Mw.
 
Rispetto agli anni passati, si assiste ad un notevole incremento nella diffusione dell’energia solare, che dal 2008 al 2010 si è sempre posizionata dietro l’eolico, doppiandolo invece nel 2011.
 
L’energia idraulica è in testa anche nelle classifica dellaproduzione lorda con 45.823 Gwh. Seguono le bioenergie con 10.832 Gwh, il solare con 10.796 Gwh, l’eolico con 9.856 Gwh e la geotermia con 5.654 Gwh.
 
Anche in questo caso si assiste al forte incremento dell’energia solare, che dai 193 Gwh del 2008, quando era all’ultimo posto per produzione lorda, è passata ai 676 Gwh del 2009, 1.906 Gwh  del 2010 e 10.796 Gwh del 2011.

mercoledì 11 luglio 2012

Il terremoto in Emilia: primi dati e considerazioni



di ENZO DELLA CROCE - 11 Luglio 2012
Il terremoto del maggio 2012 ha provocato danni rilevanti al patrimonio edilizio, a edifici storico-monumentali e a costruzioni industriali con perdite dell’ordine di decine di milioni di euro. Sono quasi 1.500, di cui circa 500 tra campanili, chiese, castelli, palazzi, i beni tutelati per i quali sono stati segnalati danni.
Per gli edifici industriali, ai danni diretti sulle costruzioni si sommano le perdite causate dai crolli dei sistemi impiegati per immagazzinare le merci e le gravi conseguenze economiche dovute all’interruzione della produzione.
In questo incontro, sulla base di una estesa documentazione fotografica raccolta nei luoghi del sisma e di alcune analisi preliminari, si descriveranno gli effetti del terremoto su edifici civili, monumentali e industriali e su strutture secondarie in acciaio, discutendone le criticità e gli elementi di vulnerabilità al sisma anche con riferimento alla scheda AeDes per le verifiche di agibilità sismica. Si descriveranno inoltre gli effetti del terremoto rilevati su alcuniimpianti idrovori della Provincia di Mantova.
Gran parte del territorio interessato dal terremoto, a seguito della recente evoluzione del quadro normativo italiano, è stata riclassificata sismicamente in zona 3 a partire dal 2003. Inoltre solo dal 2009, sono cogenti le attuali norme tecniche per le costruzioni. Tale evoluzione, insieme alle recenti disposizioni per la verifica e il rinforzo degli edifici colpiti dal terremoto dell'Emilia, verranno brevemente illustrate durante l’incontro.
Si presenteranno infine alcuni punti del documento redatto dal Gruppo di lavoro del DPC/Reluis e diffuso nelle ultime settimane, finalizzato ad indirizzare gli interventi locali e globali su edifici industriali monopiano non progettati con criteri antisismici.

martedì 10 luglio 2012

Le Direttive Europee sollecitano le biomasse

Saranno un forte contributo per la bioenergia


di ENZO DELLA CROCE - 10 Luglio 2012




Attualmente in Italia si produce il 30% di energia dalle biomasse ma l'obiettivo è arrivare al 40% al 2020.
A sottolinearlo è stato il commissario dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie)Giovanni Lelli, durante il convegno "Strumenti e scenari per la pianificazione", organizzato da Regione Piemonte, Politecnico di Torino ed Enea per condividere i risultati delle esperienze sinora maturate in tema di bioenergia, in particolare nell'ambito del progetto strategico Rnerfor del Programma Comunitario Europeo Alcotra (Alpi Latine Cooperazione Transfrontaliera).


"In Italia -ha rilevato Lelli- le biomasse soddisfano circa il 30% del totale dell'energia prodotta da rinnovabili, e si punta a raggiungere l'obiettivo del 43% al 2020, con un forte impegno sui biocarburanti e sull'utilizzo termico della biomassa. Per queste finalità abbiamo investito molte risorse nello sviluppo tecnologico e nella produzione sostenibile delle biomasse, in modo da non sottrarre territori produttivi ai fini alimentari".

Secondo Lelli, "per raccogliere questa sfida a livello nazionale e regionale diventa fondamentale il rapporto di collaborazione tra ricerca pubblica ed istituzioni, come quello che si è instaurato tra il nostro Centro Ricerche di Saluggia, la Regione Piemonte e il Politecnico di Torino". Parte quindi dal territorio e dall'innovazione la sfida della bioenergia per la sostenibilità. Dalle biomasse si attende il principale contributo allo sviluppo delle fonti rinnovabili nei prossimi anni. Le biomasse, inoltre, possono offrire opportunità di sviluppo economico locale significative, in quanto le loro filiere di utilizzazione energetica sostenibile sono strettamente legate al territorio. Tutti temi al centro di tutti i piani energetici in corso di definizione a scala nazionale e locale.

Nel corso della giornata di studio sono state quindi presentate le prime ricadute delle attività in corso: nuovi modalità di pianificazione delle filiere legno-energia e nuovi schemi per la redazione dei bilanci energetici di territorio. Attualmente è in costruzione una mappatura particolareggiata della disponibilità di biomassa legnosa integrata con la domanda energetica locale e i vincoli ambientali. Il progetto, partito dal territorio montano delle Provincie di Torino e Cuneo, può fornire, riferisce l'Enea, un'importante bagaglio di esperienza a disposizione di molti altri contesti regionali.

Attraverso queste analisi sarà possibile definire i potenziali regionali di sviluppo per l'energia rinnovabile da biomasse e valutare la capacità dei territori di raggiungere gli ambiziosi obiettivi fissati dal Governo con il decreto 'burden sharing'. 
Le direttive europee chiedono di incrementare l'efficienza di conversione delle biomasse in energia utile, anche attraverso una corretta coniugazione tra impianto e usi finali dell'energia.

"Il decreto Burden Sharing -ha ricordato Massimo Giordano, assessore allo Sviluppo Economico ed Energia della Regione Piemonte- assegna al Piemonte l'obiettivo sfidante di raggiungere il 15,1 per cento di produzione di energie dalle fonti rinnovabili. Per questo dovremo necessariamente ricorrere in modo massiccio allo sfruttamento della risorsa biomasse presente sul territorio".

E per Marco Gilli, Rettore del Politecnico di Torino, "Smart Energy e Green Economy sono temi strategici al centro delle linee di ricerca del Politecnico di Torino".

"La bioenergia -ha concluso Gilli- è una delle frontiere sulle quali siamo da tempo impegnati, anche nell'ambito di progetti locali e internazionali. La partnership in atto con Regione Piemonte ed Enea, nata nell'ambito di Renerfor, può diventare modello per ulteriori azioni comuni".

Emilia, un bando per realizzare 28 scuole prefabbricate


Stanziamento di 56 milioni e 420mila euro, tempi strettissimi per le offerte

di Enzo della Croce - 10 Luglio 2012




Sono ai nastri di partenza gli interventi per le scuole danneggiate dal terremoto del 20 e 29 maggio, al fine di assicurare il regolare inizio del prossimo anno scolastico per oltre 16 mila studenti.

È stato infatti pubblicato il bando di gara europeo da 56 milioni e 420 mila euro per la realizzazione di 28 costruzioni alternative alle scuole inagibili.
 
La gara prevede la costruzione di soluzioni alternative per le scuole che non sono riparabili in tempi brevi - entro settembre 2013 - perché gravemente danneggiate e quindi lungamente inagibili. Si tratta di 28 edifici prefabbricati - per un totale di circa 600 aule e, dove previsti, anche servizi accessori - costituiti da strutture durature ed energeticamente efficienti. Gli edifici potranno essere realizzati con strutture portanti in legno, in acciaio, in cemento armato pre-fabbricato o in pannelli portanti in polistirene e successivo getto in calcestruzzo espanso.
 
La gara prevede che a partire dalla data di pubblicazione - avvenuta il 5 luglio -  le imprese hanno 15 giorni di tempo per presentare le offerte per realizzare gli interventi: ciascuna impresa può partecipare all’offerta per 8 lotti ma essere assegnataria al massimo di tre lotti.
 
Le offerte pervenute saranno valutate, in una settimana, da una apposita Commissione (in cui saranno coinvolti anche i tecnici di Comuni e Province su cui insiste l’opera) che procederà secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa attenendosi alle disposizioni previste dal ‘Protocollo d’intesa di legalità per la ricostruzione delle zone colpite dagli eventi sismici del 2012’, siglato il 26 giugno scorso.
 
Le imprese che si aggiudicheranno gli interventi avranno, secondo la complessità e l’importo dell’opera, dai 7 ai 15 giorni di tempo per presentare il progetto esecutivo: i cantieri dovranno essere aperti dopo ferragosto e conclusi nell’arco di  uno o due mesi a seconda dell’intervento.
 
I 28 edifici saranno localizzati: tre in provincia di Ferrara (Bondeno, Mirabello e Poggio Renatico), quattro in provincia di Reggio Emilia (due a Rolo, Reggiolo e Fabbrico), tre in provincia di Bologna ( Pieve di Cento, Galliera e San Giovanni in Persiceto), diciotto nel modenese (Cavezzo, Concordia, Camposanto, tre a Castelfranco, tre a Mirandola, due a Novi, due San Felice sul Panaro, San Possidonio).
 
Nelle prossime settimane sarà predisposto un apposito bando per gli edifici scolastici danneggiati dal terremoto per i quali si prevedono lavori di sistemazione che richiedono non oltre nove mesi di tempo: saranno utilizzati moduli provvisori in affitto, prevedendo sia il montaggio sia lo smontaggio. Questi interventi riguardano 26 strutture scolastiche di cui: 7 nel ferrarese, 3 nel bolognese, 2 nel reggiano e 14 nel modenese.

Al Bando si aggiungono due nuove ordinanze (5 del 5 Luglio 2012 e 6 Luglio 2012) del presidente della Regione e Commissario delegato alla ricostruzione Vasco Errani, per gli interventi di sistemazione degli edifici.

Il Quinto Conto Energia, Nuovi incentivi alle Rinnovabili



di Enzo della Croce - 10 Luglio 2012

Via libera definitivo, con la firma dei Ministri dello Sviluppo Economico Corrado Passera, dell’Ambiente Corrado Clini e dell’Agricoltura Mario Catania, ai due decreti ministeriali che definiscono i nuovi incentivi per l’energia fotovoltaica (cd. Quinto Conto Energia) e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas).

Il nuovo regime permetterà di raggiungere e superare gli obiettivi europei delle energie rinnovabili attraverso una crescita virtuosa, basata su un sistema di incentivazione equilibrato e con forti ricadute sull’economia italiana tale da ridurre l’impatto sulle bollette di cittadini e imprese.

I Decreti pongono le basi per uno sviluppo ordinato e sostenibile delle energie rinnovabili, allineando gli incentivi ai livelli europei e adeguandoli agli andamenti dei costi di mercato delle tecnologie (calati radicalmente nel corso degli ultimi anni). Si introduce inoltre un sistema di controllo e governo dei volumi installati e della relativa spesa complessiva (aste per impianti grandi e registri per impianti di taglia media).

In linea con le previsioni della precedente normativa, il nuovo sistema entrerà in vigore 45 giorni dopo il superamento (previsto a breve) della soglia di 6 miliardi di incentivi per il fotovoltaico, e il 1 gennaio 2013 per il non fotovoltaico, per il quale è previsto comunque un periodo transitorio di 4 mesi.

Grazie al lavoro portato avanti nelle scorse settimane, sono state effettuate importanti modifiche migliorative, che hanno tenuto conto dei pareri dell’Autorità per l’Energia e della Conferenza Unificata, di specifiche mozioni Parlamentari e di suggerimenti di Associazioni di categoria. In particolare sono previsti:

- Un ampliamento del budget di spesa, per un totale di 500 Milioni di Euro annui - pari a ulteriori 10 Miliardi di Euro di spesa su 20 anni - suddivisi tra Fotovoltaico (200 Milioni) e Non-Fotovoltaico (300 Milioni);
- Una forte semplificazione delle procedure per l’iscrizione ai registri;
- L’innalzamento delle soglie di accesso ai registri per tutte le categorie rilevanti. In particolare, per il otovoltaico, vengono esentati dai registri gli impianti a concentrazione, quelli innovativi e quelli realizzati da Amministrazioni pubbliche, oltre a quelli in sostituzione di amianto fino a 50 KW. Inoltre, sono esentati gli impianti tra 12 e 20 KW che richiedono una tariffa ridotta del 20%;
- Un premio per gli impianti fotovoltaici realizzati in sostituzione di coperture in amianto e per quelli con preponderante uso di componenti europei;
- Un incremento degli incentivi per alcune specifiche tecnologie che presentano una forte ricaduta sulla filiera nazionale, ad esempio: geotermico innovativo, fotovoltaico a concentrazione e innovativo;
- Una rimodulazione dei termini di pagamento dei certificati verdi;
- La conferma della priorità di accesso al registro per gli impianti realizzati dalle aziende agricole.

“Con i due decreti firmati oggi – hanno dichiarato i ministri Catania, Clini e Passera – viene introdotto un sistema di incentivi moderno, sostenibile ed equo. L’energia rinnovabile è un pilastro fondamentale della nostra strategia, ed è per questo essenziale supportarla in modo efficace, favorendo le fonti che possono sviluppare una filiera produttiva nazionale, senza generare dannose competizioni con la produzione alimentare. Allo stesso tempo, con questi decreti si pone un freno alla crescita dei costi energetici per i cittadini e le imprese. La sostenibilità economica e ambientale sono i due cardini della strategia energetica del Paese” concludono i tre ministri.

sabato 7 luglio 2012

Morte dell'urologo che curò Provenzano: Fu davvero suicidio?

Elementi sospetti rinvenuti accanto al cadavere di Attilio Manca, che nel 2003, secondo il racconto della mamma, aveva operato il boss corleonese



di  Enzo della Croce - 7 Luglio 2012

BERNARDO
PROVENZANO
Il 22 ottobre 2003 il signor Gaspare Troia fa il suo ingresso in una prestigiosa clinica di Marsiglia; deve sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico per via di un brutto tumore alla prostata; apparentemente tutto normale, se non fosse che quel signor Troia in realtà è Bernardo Provenzano, l'ultimo boss mafioso corleonese, latitante per quasi 43 anni.





ANGELA MANCA,
madre di
ATTILIO MANCA
Dal racconto della signora Angela Manca, madre di Attilio, si evince che potrebbe essere stato proprio suo figlio l'urologo che ha operato "Binnù u tratturu"quel giorno in quella clinica.


Secondo le dichiarazioni dei giudici impegnati alla ricerca della verità giudiziaria su questa oscura vicenda, non ci sarebbe la mano di stampo mafioso dietro questa morte, ma si tratterebbe semplicemente di suicidio.
Le prime allusioni su questo delitto sono emerse dalla testimonianza shock di sua madre Angela, che in vari palinsesti televisivi come "Servizio Pubblico" e "Chi l'ha Visto?", ci ha aiutato a ripercorrere dall'inizio questa angosciante storia:




Sono certa che mio figlio, quel lontano 22 ottobre 2003, sia stato il medico che ha operato Bernardo Provenzano o, per lo meno, abbia assistito a quell'intervento; Attilio, nonostante la giovane età (34 anni), era già uno dei medici più affermati nel campo dell'urologia a livello italiano, se non europeo. Il giorno in cui è stato ritrovato il suo cadavere, in casa, il medico del 118 ha riscontrato una serie di ecchimosi in tutto il corpo, sui polsi in particolar modo. Secondo l'autopsia, sarebbe morto per un'overdose di eroina. Io sono assolutamente certa che mio figlio non facesse uso di sostanze stupefacenti; inoltre, quel giorno, aveva appuntamento a pranzo con il professore col quale aveva sostenuto la tesi di laurea; tra loro c'era un rapporto come quello tra un padre ed un figlio. Invitare a pranzo una persona e morire suicida? Non è il comportamento di una persona che ha pensa che non ci sia via d'uscita. Tornando alla presunta morte per overdose di eroina, possibile che un medico di quel livello non si fosse accorto che si stava iniettando una dose letale, che lo avrebbe portato alla morte? In seguito, appena è stato rinvenuto il cadavere, Attilio aveva il naso deviato ed era immerso in una pozza di sangue che aveva sparsa fin sopra il materasso del letto; quando ho avuto la fortuna di incontrare Don Ciotti e raccontato questa scena terribile, mi ha confidato di aver visto morire centinaia di persone per overdose di eroina, ma mai nessuno con delle emorragie di quelle proporzioni. Deduco che deve esserci, sicuramente, stata una colluttazione; a me e mio marito non è stato nemmeno permesso di vedere nostro figlio e l'autopsia effettuata dalla dott.ssa Ranalatta in modo superlativo e superficiale, non riporta nessuno di questi interrogativi che sto esponendo; ma il particolare più inquietante che rafforza i miei sospetti, sta nel semplice fatto che mio figlio, mancino, si sarebbe iniettato la dose di eroina nel braccio sinistro (inoltre, se fosse stato un consumatore abituale di eroia, i medici avrebbero riscontrato molti buchi frutto di iniezioni, sul braccio; invece ne sono spuntati solo due, tra cui uno sul gomito) e, in seguito, avrebbe, sorprendentemente, trovato il tempo di tappare la siringa prima di morire. Allora io oggi mi chiedo: chi l'ho ha fatto, chi può essere stato? Sono stati i servizi segreti per coprire la latitanza di Provanzano?
L'urologo ATTILIO MANCA


Il 10 Giugno 2012,  il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti ed il pubblico ministero Renzo Petroselli al quale è stata affidata l'inchiesta sulla morte, avvenuta l'11 novembre del 2004, hanno dichiarato:


«Attilio Manca è stato ucciso da un'overdose di eroina mista a tranquillanti. Nessun indizio, per quanto labile, suffraga l'ipotesi dell'omicidio di mafia ipotizzata dai familiari; Non abbiamo mai scritto o detto che il dottor Manca si sia suicidato; Sulla base dei riscontri, abbiamo sostenuto che è deceduto per un'overdose di eroina e farmaci. Non è vero che non abbiamo fatto rilevare le impronte digitali sulle due siringhe trovate nella sua abitazione. Le impronte digitali ci sono, ma su una superficie troppo limitata per risalire a chi le abbia lasciate. Dall'autopsia non è risultato che avesse il setto nasale rotto né sul cadavere sono stati trovati segni di violenza».

giovedì 5 luglio 2012

Diaz, Cassazione conferma condanne I vertici saranno sospesi dal servizio


Per i funzionari di Polizia significa dover lasciare il servizio, visto che per ciascuno dei 25 imputati il giudice di secondo grado aveva disposto la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per cinque anni



La Quinta sezione penale della Cassazione ha confermato le condanne d'appello per i vertici della polizia e ha prescritto le lesioni per gli altri agenti coinvolti nei pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. La sentenza della Suprema Corte colpisce quindi la cosiddetta "catena di comando", "sollevando" dalle pene gli agenti "esecutori di ordini" i cui reati sono finiti prescritti. La decisione è arrivata dopo nove ore di camera di consiglio.

A distanza di undici anni, la Corte suprema ha messo così la parola fine alla sanguinosa vicenda dell'irruzione nella scuola di Albaro trasformata nei giorni dei G8 in centro di aggregazione per i no global.

Funzionari sospesi dal servizio - La conferma della sentenza della Corte d'appello farà scattare l'immediata esecuzione delle pene. Tra prescrizione e indulto le condanne in ogni caso non saranno detentive ma per i funzionari significherebbe l'immediata decadenza da incarichi e la sospensione dal servizio, visto che per ciascuno dei 25 imputati il giudice di secondo grado ha disposto la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. 


       I nomi  - Confermata quindi la condanna a 4 anni per Giovanni Luperi, ex vice direttore dell'Ucigos, e Francesco Gratteri, capo del Dipartimento centrale anticrimine; quella a 5 anni per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, nonchè le pene, pari a 3 anni e 8 mesi, inflitte a Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo (vice capo nel 2001) assolto in primo grado e condannato a 3 anni e 8 mesi in appello; Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi e Massimiliano Di Bernardini. 

Prescrizione per gli agenti - Prescritti, invece, i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all'epoca dei fatti. Per loro (gli otto capisquadra del VII Nucleo Speciale della Squadra Mobile di Roma Tucci, Cenni, Basili, Ledoti, Compagnone, Stranieri, Lucaroni e Zaccaria) non dovrebbe scattare l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Giuliano Giuliani: "C'é ancora giustizia" - Soddisfatto della giustizia, Giuliano Giuliani, padre di Carlo, il giovane morto nel luglio 2001 durante gli scontri al G8: "Una notizia positiva. Succede di rado, ma quando accade bisogna accoglierla con soddisfazione. Vuol dire che in questo Paese c'è ancora un barlume di giustizia. Ora speriamo che ci siano altre pagine di questo genere. Cercheremo in tutti i modi di ottenere verità e giustizia anche sull'assassinio di Carlo".

Risarcimenti ai feriti - Adesso le vittime del pestaggio, circa 60 persone, hanno la strada aperta per ottenere i risarcimenti dovuti e il ministero dell'Interno aprirà i procedimenti disciplinari a carico dei 25 imputati, anche quelli prescritti.

martedì 3 luglio 2012

A processo per violenza sessuale su minore l'agente che uccise Carlo Giuliani

Uccise Carlo Giuliani: a processo per violenza sessuale

Uccise Carlo Giuliani: a processo per violenza sessuale
L'ex carabiniere Mario Placanica è accusato di aver abusato nel 2007 della figlia undicenne della sua ex compagna. Il processo inizierà il 16 novembre prossimo.



Uccise Carlo Giuliani: a processo per violenza sessuale



Fonte: http://www.today.it/citta/palcanica-carabiniere-ucciso-carlo-giuliani-genova-2001-processo.html


L'ex carabiniere Mario Placanica, colui che uccise con un colpo di pistola Carlo Giuliano durante il G8 di Genova nel 2001, è stato rinviato a giudizio oggi pomeriggio con l'accusa di violenza sessuale ai danni della figlia minorenne della sua ex convivente.

Lo ha deciso il giudice dell'udienza preliminare di Catanzaro, Tiziana Macrì, che accogliendo la richiesta dell'Ufficio di procura ha deciso di portate Placanica a processo che avra' inizio il 16 novembre prossimo davanti al tribunale collegiale.

Quel giorno sara' presente anche l'ex compagna di Placanica e madre della piccola presunta vittima, che è costituita parte civile con l'avvocato Teresa Lavecchia.

Placanica è  accusato di avere abusato nel 2007 della figlioletta undicenne della ex compagna. Fu proprio la mamma della bambina a denunciare Placanica, nel 2008, facendo partire le indagini sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal sostituto procuratore Simona Rossi.


Potrebbe interessarti:http://www.today.it/citta/palcanica-carabiniere-ucciso-carlo-giuliani-genova-2001-processo.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930



Potrebbe interessarti:http://www.today.it/citta/palcanica-carabiniere-ucciso-carlo-giuliani-genova-2001-processo.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930

domenica 1 luglio 2012

MILANO, 2 POLIZIOTTI HANNO SENZA MOTIVO PESTATO A SANGUE (40 FRATTURE E VOLTO DEFORMATO DEFINITIVAMENTE) UN ANZIANO 64ENNE E POI LO VOLEVANO DENUNCIARE...

Incontrano un anziano di notte in una strada di Milano e lo massacrano di botte. Poi lo denunciano per resistenza a pubblico ufficiale. Smascherati dalle immagini riprese da alcune telecamere, finiscono in manette.







MILANO - Sarà che siamo sensibili al tema, ma ci sembra proprio che gli episodi di ‘Malapolizia’ in questo paese stiano diventando sempre più numerosi e inquietanti. Altro che mele marce. 

L’ultimo episodio è accaduto a Milano, dove due agenti di Polizia in borghese hanno prima riempito di botte un anziano e poi lo hanno denunciato con l’intento di farlo arrestare per “resistenza a pubblico ufficiale”. Ma sono stati scoperti grazie alle immagini registrate da alcune telecamere presenti sul luogo del pestaggio e arrestati. Violenti e sbadati. I poliziotti arrestati hanno circa 24 anni, sono entrambi di origine siciliana e sarebbero in servizio da appena un anno.

Le accuse nei loro confronti sono lesioni gravissime, falso ideologico (perché hanno dichiarato il falso dicendo che l'anziano era caduto a seguito di una spinta), e calunnia (per aver denunciato di essere stati aggrediti dall’uomo).

I due appartenenti agli apparati di sicurezza, Federico Spallino e Davide Sunseri, hanno aggredito il 64enne Luigi Vittorino Morneghini verso le tre di notte del 21 maggio scorso, e lo hanno pestato così forte da rompergli numerose ossa della faccia (le fratture procurate in totale sono una quarantina) tanto da deformargli il volto in maniera permanente. Le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza – che hanno corroborato la versione di una donna di 50 anni che si trovava in quel momento in compagnia del malcapitato - mostrano i due che incontrano casualmente l’uomo per strada, cominciano a parlarci e poi cominciano a picchiarlo selvaggiamente con pugni e calci in pieno volto prima in mezzo ad una strada nella zona della Darsena, in Viale Gorizia, poi in un luogo più appartato a poca distanza dove avevano trascinato la vittima.

L’arresto è stato disposto dal Gip Alessandra Clemente che ha accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dal secondo dipartimento della procura di Milano. Ha scritto la Pm Tiziana Siciliano chiedendo l’arresto dei due agenti: «Nemmeno un pubblico ministero con anni di esperienza quale chi scrive avrebbe mai potuto immaginare la reazione fredda ma bestiale dei due» che dovrebbero essere «rappresentanti dell'ordine». Anche in questo caso, come in quello del romano Stefano Gugliotta, delle riprese hanno permesso di stabilire la verità dei fatti. Ma in quanti altri casi non ci sono telecamere a testimoniare gli abusi e le vere e proprie torture inflitte dagli uomini in divisa al malcapitato di turno? Quanti di questi abusi non vengono neanche denunciati dalle vittime per paura di ritorsioni?

Invalido ucciso dalla Polizia: per lo Stato bastano 60.000 euro per risarcirlo


di EDOARDO MONTOLLI
«Riccardo Rasman era un giovane uomo “parcheggiato” a spese della collettività in un alloggio di edilizia popolare da chi ormai evidentemente non poteva o non voleva più farsene carico» e la sua morte per arresto respiratorio «deriva anzitutto dalla reazione incontrollata e incontrollabile ad un’azione di polizia che solo in una mente stabilmente turbata come quella di Rasman poteva apparire persecutoria». Così l’Avvocatura dello Stato risponde alla richiesta di sequestro conservativo nei confronti del Ministero dell’Interno da parte dei famigliari di Riccardo Rasman, morto per asfissia dopo che alcuni agenti erano entrati in casa sua, lo avevano ammanettato a faccia in giù con le mani dietro la schiena e gli avevano lasciato legare pure le caviglie, incaprettandolo, per poi salirgli sopra per cinque minuti e mezzo. Ma per l’Avvocatura, i 60mila euro pagati come provvisionale per quel delitto sono più che sufficienti, dato che Rasman «non produceva reddito alcuno e di nessuno era il supporto; la sua pensione d’invalidità era destinata ai suoi esclusivi bisogni e non certo a quelli della famiglia d’origine».
Fino a ieri pensavo che uccidere un invalido costituisse un’aggravante. Oggi scopro che è diventataun’attenuante. Perché certo una volta lo Stato li definiva handicappati. Poi, in un crescendo di politically correct, li ha portati ad essere portatori di handicap, disabili, diversamente abili. Fino a quando, per una «tragica fatalità», uno di loro, un invalido, non muore proprio per mano dello Stato. Ecco allora che, per quello stesso Stato, i diversamente abili si trasformano magicamente in pesi per la collettività che non producono reddito. Reietti, in sostanza, da risarcire con qualche decina di migliaia di euro. Di Riccardo Rasman si sta parlando nelle polemiche di questi giorni, perché Paolo Forlani, uno dei poliziotti condannati nel caso di Federico Aldrovandi – la cui famiglia è stata risarcita con due milioni di euro -, ha scritto in proposito su Facebook di «responsabilità reali da parte dei colleghi e nessuno ne ha saputo nulla».
Già. Quasi nessuno. Avendola seguita, ritengo sia il caso di raccontarla ancora una volta, soprattutto a beneficio dell’Avvocatura che insiste nell’attribuire la responsabilità della morte di Rasman, un invalidopsichico, principalmente allo stesso Rasman. E che, tiene a rassicurarci: «Lo Stato italiano ha sinora provveduto ad anticipare le spese sostenute dai propri agenti, provvisionale inclusa, stante non solo la solidarietà “legale” ma anche quella “civile” nei confronti di tutte le vittime di quella tragedia». E ora ci sentiamo tutti un po’meglio.
Di certo la storia di Rasman è la storia di un ragazzo la cui esistenza, fino alla morte (e oltre), è stata interamente devastata dallo Stato, in un susseguirsi di silenzi siderali.
Di famiglia istriana emigrata a Trieste, Riccardo ha una vita normale fino a quando non comincia il servizio di leva. Gli piace volare e va a farlo in aeronautica. Ma qui diventa preda della piaga del “nonnismo”, un trauma da cui non si riprenderà più. Messo in congedo assoluto, finisce in cura al Centro di Salute Mentale locale per “schizofrenia paranoide con delirio persecutorio”. Sotto costante cura dei farmaci, viene riconosciuto per tale ragione invalido, con tanto di pensione. Inserito in un progetto di recupero funzionale e dell’emarginazione per i minorati psichici previsto dall’articolo 1 della legge 104/92, gli sarà quindi concesso l’alloggio della tragedia: perché nessuno lo ha “parcheggiato” lì, tantomeno esisteva qualcuno che non voleva più farsi carico di lui, come invece sostiene l’Avvocatura di uno Stato, che quella stessa legge 104/92 ha promulgato.
Con la famiglia il ragazzo va anzi d’amore e d’accordo.
Il 27 ottobre 2006 Riccardo ha 34 anni. E, poco prima delle 20, saluta mamma e papà per andare a casa a dar da mangiare al cane. Ciò che accade da questo momento in poi, ricorda il legale della famiglia Claudio Defilippi, «verrà ricostruito dagli stessi agenti di polizia coinvolti nella sua morte, cui saranno nientemeno che affidate inizialmente le indagini».
Entrato in casa, Riccardo accende la radio ad alto volume, provocando le proteste dei vicini. Poi, sulla strada, esplodono dei petardi. Quattro agenti di polizia, allertati, bussano così alla sua porta. Ma Riccardo non apre. Forse ha paura, forse è ossessionato, non lo sapremo mai. Perché gli agenti chiedono alla centrale di prendere informazioni su di lui al Centro di Salute Mentale, dove in effetti Riccardo è in cura. Ma non attendono la risposta. E sfondano la porta. Ne segue una colluttazione, che sarebbe avvenuta  “sostanzialmente al buio”. Riccardo pesa 120 chili, è forte. «Immensa forza fisica» scrive l’Avvocato dello Stato. Solo che non riesce nemmeno a lacerare le divise dei poliziotti, tutti curabili dai 7 ai 10 giorni per “ecchimosi”. Verrà fuori, dalle testimonianze degli agenti, che ha tentato di impugnare un bastone e che stava per afferrare la pistola di uno di loro. Ma poi viene ammanettato a faccia in giù, e alcuni poliziotti gli saltano sopra con le ginocchia per diversi minuti, perché la sua furia non si placa. E solo quando si riaccende la luce, ci si accorge che è diventato cianotico. Non respira più. Muore soffocato. Una «tragica fatalità».
E così sarebbe stata catalogata se la sorella maggiore di Riccardo, Giuliana, impiegata in un’impresa di pulizie e con una dannata forza di volontà, non entrasse a questo punto nell’indagine. Studia le carte, scrive. Si oppone ad una richiesta di archiviazione. Trova, sotto al letto di Riccardo, del filo di ferro, che non risulta sia materiale in dotazione alle forze dell’ordine. E Riccardo ha segni sulle caviglie. Un vigile del fuoco metterà a verbale la notte stessa che, dopo le manette «gli abbiamo legato le caviglie con un cordino». È stato dunque incaprettato.
Di più. Defilippi sintetizza la scena dell’appartamento di Rasman con uno scioccante fascicolofotografico allegato: «vistose tracce di sangue per terra, sul muro, sul letto, sul tavolo, sulle piastrelle e perfino sul frigorifero…bastone spezzato vicino alle sue scarpe e ad altri mobili rovesciati, cranio sfondato, segni dei colpi inferti sulla schiena, volto completamente tumefatto, livido e gonfio…».
Perché certo, Riccardo avrà anche avuto la forza di Hulk, ma se gli agenti non hanno nemmeno le divise lacerate e presentano solo ecchimosi guaribili dai 7 ai 10 giorni, di chi è tutto quel sangue?
Il caso non ha la risonanza mediatica di altri e la vicenda assume così i contorni del dettaglio. Certo, altri dettagli non saranno mai chiariti: subito dopo la morte, sul balcone di Riccardo viene ad esempio fotografata una bottiglia di vino, da cui era stato visto bere. Lo scrive anche il giudice di primo grado. E allora, magari il ragazzo era alterato.
Solo che, racconta Giuliana, «l’autopsia sostiene che Riccardo non fosse sotto effetto di alcol».
E poi, ovviamente, restano senza risposta alcune domande: se la colluttazione era avvenuta “sostanzialmente al buio”, come hanno fatto gli agenti a vedere Riccardo impugnare il bastone e ad accorgersi che stava per prendere la pistola di uno di loro? E come hanno fatto, al buio, a legargli le caviglie col fil di ferro o col cordino? E da dove l’hanno preso, al buio, il cordino o il fil di ferro, non risultando tra le risorse in dotazione?
Ma tutti questi, ormai, sono per l’appunto dettagli. Perché, ora che conoscete minimamente la storia, il fatto importante, per noi tutti, è uno solo: c’è un ragazzo diventato invalido psichico a causa di un servizio di leva obbligatorio previsto dallo Stato. Viene messo, dallo Stato, ad abitare in un appartamento per il suo recupero dall’emarginazione e funzionale. Bene. Ammettiamo che quel ragazzo sia uno di noi o uno dei nostri figli.
A quel punto, in uno Stato di diritto, se io alzo la musica e per strada scoppia uno o più petardi (un po’ di musica e petardi, non una bomba), dei poliziotti per tutta risposta sfondano la porta di casa mia dato che non apro, usano maniere forti perché c’è sangue ovunque, mi sbattono a terra a faccia in giù, mi ammanettano con le mani dietro la schiena e mi vengono legate pure le caviglie e per finire mi salgono sopra fino a farmi soffocare, ecco quello, sappiatelo, è omicidio colposo. Sanzionabile con sei mesi, così come la Cassazione ha sancito lo scorso dicembre per tre dei quattro poliziotti intervenuti. Bisogna prenderne atto.
E bisogna prendere atto che lo Stato anticipa le spese e i risarcimenti di chi ha colposamente ucciso, ma non vuole risarcire i famigliari della vittima oltre 60mila euro perché trattavasi non di persona sana, ma di invalido che non produceva reddito. «La cosa che però più di tutte non comprendo – conclude Defilippi-  è come faccia l’Avvocatura dello Stato ad opporsi anche alla richiesta di sequestro conservativo che abbiamo fatto delle case dei poliziotti. Mi pare assurdo. Perché, dopo averne anticipato pure la provvisionale, dovrebbe essere per primo lo Stato a chiedere tale sequestro per recuperare le spese anticipate per loro conto».
Però non basta. Perché, in un crescendo finale, l’Avvocatura, nel confrontare la morte di un lavoratoreche aveva preso un cancro nel posto in cui era occupato, e quella dell’invalido psichico Rasman, scrive: «L’angoscia provata per anni da chi sa di dover morire è cosa ben diversa da una crisi respiratoria indotta/autoindotta da un soggetto fuori di sé e privo di qualunque consapevolezza in un episodio psicotico». Se non è chiaro come sia possibile per chiunque avere consapevolezza del proprio episodio psicotico, si deve prendere atto che lo Stato è andato finalmente oltre: Rasman è morto non perché gli sono saliti sulla schiena per diversi minuti i poliziotti mentre era incaprettato e gonfio e livido e sanguinante, no. Non perché tutto ciò abbia provocato in lui una minima sofferenza, no.
La crisi respiratoria Riccardo Rasman se l’è addirittura autoindotta, dato che era un malato di mente.
È colpa sua, l’ha fatto apposta. Tanto nessuno ha finora detto nulla. E nessuno, probabilmente, lo farà mai.